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ROMA — «Siamo in una situazione di vera emergenza. Le morti segnalano un dramma e una carenza quotidiani, che non riguardano solo questi giorni di gelo». Andrea Riccardi legge il tragico bollettino dei senzatetto deceduti per il freddo: «Senza dubbio — riflette—le istituzioni devono fare di più». Ilministro per la Coop era-rione internazionale e l'Integrazione ha passato la mattinata alla basilica di Santa Maria in Trastevere per ricordare, con la comunità di Sant'Egidio e assieme a 500 clochard, Modesta Valenti, 7lenne, morta di freddo alla stazione Termini il 31 gennaio dell'83.
Ministro, l'emergenza neve ha innescato un'emergenza clochard. I comuni e le istituzioni nazionali hanno fatto abbastanza per evitare queste morti tra i senzatetto?
«Premetto che il mio ministero non ha competenze in materia, che spettano perso più agli enti locali. Trovo però sia una cattiva abitudine nazionale litigare nei momenti tragici. Oggi non è l'ora delle polemiche, è l'ora di fare tutti di più; in un altro momento l'opinione pubblica e i responsabili faranno le proprie valutazioni su quello che si è fatto o si poteva fare. Ma una cosa è certa: di fronte a uomini e donne, anziani e giovani, che muoiono ancora per il freddo sento di dire che bisogna fare di più. E non solo nelle emergenze: queste persone oggi muoiono in stradaper il gelo di un duro inverno, ma la loro vita è esposta quotidianamente a mille altri rischi».
Chi sono oggi i clochard d'Italia?
«In questi anni la tipologia dei senza dimora è molto cambiata. Non ci sono più solo gli storici clochard, spesso stranieri. Dimentichiamoci l'immagine romantica del "barbo ne". In strada si incontrano ormai i nuovi poveri: persone che perdendo il lavoro hanno perso la casa, stretti in una catena infernale. Da quello che vedo è un fenomeno che si sta drammaticamente allargando per colpa della crisi economica e della disoccupazione, della crisi della famiglia e dell'accentuarsi di processi di progressiva emarginazione sociale».
L'Istat renderà noti a maggio i dati del primo censimento nazionale dei senza fissa dimora. A cosa servirà?
«Sarà una mappatura importante per pianificare futuri interventi. Oggi gli unici a saper qualcosa sul fenomeno sono le associazioni di solidarietà, ma conoscono solo il territorio dove operano. Bisogna poi considerare l' estrema mobilità di chì vive in strada: í senzatetto sono infatti alla continua ricerca di nuovi posti, perché vengono cacciati o perché ne cercano di migliori. Da questo punto di vista non bastano le grandi iniziative, servono anche i piccoli gesti di solidarietà da parte dei cittadini: queste persone fanno pane della città, ma sono sole, senza rete».
Stando agli ultimi dati forniti dalla Federazione degli organismi per le persone senza dimora, solo la metà dei servizi che offrono prestazioni necessarie alla sopravvivenza fisica dei senzatetto ricevono finanziamenti pubblici. Non le pare un po' poco?
«Le istituzioni devono fare senz'altro di più ma, ripeto. serve anche maggiore solidarietà sociale e impegno dei singoli. I morti per il freddo trai senza dimora sono in questi giorni un'emergenza non solo dell'Italia, ma dell'Europa dove si contano oltre 300 morti, 131 nella sola Ucraina. Da soli non siva lontano, serve dunque una sinergia tra le istituzioni e le tante iniziative di solidarietà sociale già efficacemente attive sul territorio, che da anni cercano di costruire un ponte tra la società e questi individui soli e troppo spesso emarginati».
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